#074 — Sui designer generalisti 03/03/2025

In questo numero si parla della probabile nuova ascesa dei designer generalisti e si ribadisce quanto siano sempre più irrinunciabili queste due competenze: curiosità e apprendimento continuo.


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Sui designer generalisti

Ho sempre lavorato in piccoli team, dove tutti sapevano fare più o meno tutto. I designer, ad esempio, erano capaci di costruire il proprio design, realizzando prototipi in HTML e CSS. Questo approccio si rivela particolarmente utile nelle fasi iniziali di un progetto (soprattutto in ambito product design): permette di testare rapidamente varie ipotesi senza perdere informazioni nel passaggio tra design e sviluppo. Man mano che il progetto cresce, diventa fondamentale coinvolgere specialisti con competenze approfondite in ambiti specifici, in grado di elevare la qualità del prodotto. Emmet Connolly di Intercom sottolineava questo punto già nel 2016, spiegando come nel loro team aveva funzionato un rapporto di 5:1 tra generalisti e specialisti.

Nel campo del design digitale, in particolare nello UX design, si parla spesso di competenze T-shaped. Una competenza specialistica in un ambito specifico (l’asta verticale della T) e allo stesso tempo trasversale in discipline affini (l’asta orizzontale)1. Durante il percorso formativo e i primi anni di carriera, ci viene spesso consigliato di scegliere una specializzazione: identità visiva o web design, codice o interfaccia utente, siti web o applicazioni.

Oggi, con l’avvento delle intelligenze artificiali, è emersa l’importanza di avere una visione d’insieme. Essere più trasversali, più generalisti che specialisti. Diventa cruciale riuscire a collegare intuizioni e conoscenze provenienti da discipline diverse. Non si tratta solo di sapere cosa è possibile fare, ma anche di capire cosa vale la pena realizzare e perché​. (È importante anche avere gusto.)

Dan Shipper parla di una nuova economia dell’allocazione (allocation economy), citato anche in un altro numero di questa newsletter:

In an allocation economy, the person who wins isn’t the expert who knows the exact answer to a question. It’s the one who knows which questions to ask in the first place.

Shipper rovescia l’idea dell’era della competenza, secondo cui l’esperto è sempre avvantaggiato.

L’iperspecializzazione, a lungo considerato il percorso naturale della crescita professionale, viene quindi oggi messa in discussione. In un articolo del 2011, pubblicato sulla rivista Harvard Business Review, si parlava di una nuova era dell’iperspecializzazione. Si diceva che con lo sviluppo tecnologico il lavoro sarà sempre più spezzettato e ci si occuperà di una specifica fase. Nel breve periodo, il lavoro continuerà a essere spezzettato in varie fasi, ma probabilmente la stessa persona supervisionerà le varie fasi, coordinando i vari agenti digitali.

Il “problema” nel design, e non solo

Definire il problema, il giusto problema, aiuta il buon design. Paul Rand ne scriveva cinquant’anni fa: la definizione del problema è il design. Non tutti i problemi, però, sono uguali. David Epstein nel suo libro Generalisti, parla di problemi kind e problemi wicked.

I kind problem sono quelli ben strutturati, che presentano regole chiare, feedback immediati e dove è facile individuare uno schema. Negli ambienti kind prosperano gli specialisti e le AI.

I wicked problem al contrario, non hanno una risposta giusta o sbagliata. Sono contraddistinti da incertezza, complessità e mancanza di schemi definiti. Evolvono man mano che aumentano i tentativi di risolverli. Qui più che specialisti è utile essere generalisti. Bisogna avere un approccio di adattamento, problem solving e visione d’insieme.

John Maeda, in un articolo di qualche anno fa, suggerisce di andare oltre la metafora della T e di pensarsi come un triangolo, con tre punti fondamentali: thinker (chi riflette), doer (chi agisce) e maker (chi crea).

Essere ibridi non significa cercare di essere esperti in tutto, ma sviluppare la capacità di muoversi tra discipline diverse con curiosità e un continuo apprendimento. Come sottolinea Maeda:

Nel mondo odierno, le intersezioni sono il luogo in cui accadono cose emozionanti — la creatività cresce negli spazi in cui possiamo osservare un campo attraverso la lente di un altro2.

Questa capacità di connettere e integrare conoscenze è sempre più apprezzata anche nel mondo del lavoro. Vercel, Linear e IBM, ad esempio, stanno cercando profili ibridi come design engineers e operations generalists3. Lo so che state pensando: siamo tornati alla solita questione sui designer che devono imparare il codice (in quella che è la forma attuale del concetto di codice)?. In realtà vale sempre la stessa regola: capire come funzionano i materiali digitali e come sarà prodotto il design per progettare con più consapevolezza e senso.


Per approfondire


  1. Per una breve cronistoria della diffusione del termine, vi rimando al sito Word Spy↩︎

  2. “In today’s world, the intersections are where exciting things happen — creativity grows in these spaces where we can see one field through the lens of another. “ ↩︎

  3. The rise of the generalist, di Carly Ayres ↩︎


Taurus Grotesk →

Taurus Grotesk è un carattere tipografico della fonderia Fostertype, nato dall’idea di collocarsi a metà strada tra razionalità ed eccentricità. Prende ispirazione, reinterpretandolo, da importante grotesk tedesco dei primi del Novecento, il Venus.

Uno dei tratti più interessanti di Taurus Grotesk sono le lettere maiuscole “alte in vita”, che, come scrivono sul sito, gli conferiscono un sapore distintivo e piacevolmente riconoscibile.

Taurus Grotesk è pensato per risultare flessibile: l’ampiezza orizzontale contenuta e i discendenti discreti lo rendono efficiente nell’impaginazione, soprattutto in ambienti digitali, ma anche nelle soluzioni editoriali più tradizionali.

È disponibile in sette pesi, ciascuno con la propria versione in corsivo.